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Possiamo parlare con tutti

Come da uno scontro può nascere fiducia, quando si vede la persona invece della lente ideologica.

Ci sono incontri che mostrano in modo immediato quanto poco le differenze di opinione dicano sul valore di una persona. Spesso non è l’accordo a sostenere una relazione, ma la capacità di guardarsi senza pregiudizi. La chiave è riconoscere l’essere umano, non gli occhiali attraverso cui in quel momento guarda.

Un esempio decisivo fu il mio primo incontro con un ingegnere e architetto italiano. Non mi conosceva quando mi accusò di essere responsabile di un’infiltrazione al piano sotto il mio appartamento. Era l’inizio peggiore possibile: accuse, stress e muratura danneggiata. Avremmo potuto facilmente rinchiuderci in categorie: una lente ideologica, una emotiva, una di diffidenza.

Ma non accadde. Ci guardammo e capimmo subito che dietro il problema c’erano due persone che non volevano nulla l’una dall’altra se non chiarezza e rispetto. Parlammo con calma, in modo concreto e aperto. Nessuna difesa, nessuna insinuazione, nessuna lente tra noi.

Da uno scontro nacque un dialogo.

Dal dialogo nacque fiducia.

E dalla fiducia nacque un’amicizia.

Oggi siamo molto legati. Passiamo serate insieme, festeggiamo il Natale e condividiamo momenti che vanno ben oltre il motivo del nostro primo incontro. Tutto questo è nato perché non abbiamo scelto l’atteggiamento che la situazione voleva imporci, ma abbiamo visto la persona dietro la prima impressione.

Quell’esperienza ricorda che le divergenze non sono un ostacolo, ma soltanto occhiali che si possono togliere. Quando si è disposti a vedere la persona, quasi nessun dialogo resta impossibile. E dove il dialogo è possibile, spesso nascono legami che nessuno avrebbe previsto.

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