ArcaNuova · Vicinanza · Percezione · Libertà

Percezione invece di ammirazione

Non tutti coloro che vedono la stessa casa percepiscono lo stesso mondo. La vicinanza a volte comincia quando due persone notano nello stesso momento la stessa bellezza.

A volte le persone arrivano davanti a una casa e vedono soltanto la casa.

Vedono la piscina, le automobili, la tecnologia, l’impianto solare o la Porsche. Alcuni ammirano, altri invidiano, altri ancora disprezzano in segreto oppure compatiscono il proprietario, perché credono che dietro il possesso debbano esserci sempre vuoto o esibizionismo.

Un tempo forse questo mi avrebbe occupato di più. Anche nella mia vita ci sono state fasi del mostrare, del successo e del fare impressione. Gli anni da dentista appartenevano a quel mondo. Si interpretavano ruoli e si funzionava in un ambiente fatto di prestazione, status ed effetto esteriore. A un certo punto però si capisce che questo gioco non porta vera quiete. La fase dell’esibizione passa come passano le altre fasi della vita.

Oggi trovo piacevole quasi il contrario: persone che non guardano il possesso, ma la sensazione.

Ieri sera eravamo seduti vicino alla piscina. Un mio operaio aveva portato un amico che gestisce una piccola trattoria in paese. Sinceramente mi aspettavo già una delle reazioni abituali: ammirazione, confronto o invidia nascosta. Invece accadde qualcosa di completamente diverso.

Nel mezzo della conversazione disse all’improvviso:

«Guarda là, nel cielo.»

Quello fu il momento decisivo.

Non vide la Porsche.
Non la casa.
Non il possesso.
Vide le formazioni delle nuvole, la luce, i raggi nel cielo e l’atmosfera della sera. Sentì lo stesso momento che sentivo io.

Era raro.

Gli incontri veri spesso non nascono da grandi parole, ma da una percezione condivisa. Due persone guardano nella stessa direzione e vedono la stessa bellezza. Senza concorrenza. Senza ruoli. Senza valutazione sociale.

Forse per questo ci pensai più tardi, durante la notte.

Ho scoperto che riesco a stare molto bene anche da solo. Un tempo questa consapevolezza forse mi avrebbe spaventato. Oggi la vivo piuttosto come libertà. Non ho più bisogno degli altri per sentirmi completo. Proprio per questo i pochi incontri autentici diventano più preziosi.

Non è l’ammirazione a unire le persone.
È la percezione condivisa.

Forse è questa la forma più quieta e sincera della vicinanza.

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ArcaNuova non è un prodotto finito, ma un’arca per pensieri da portare con sé, afferrare, comprendere e riutilizzare. Ciò che sta qui non deve soltanto essere letto: deve innescare qualcosa, come impulso, strumento o inizio.

Dietro ArcaNuova ci sono esperienza, osservazione e il tentativo di pensare le cose in modo chiaro e pratico. Senza nebbia psicologica. Senza chiacchiere. Da afferrare direttamente.

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Autore di ArcaNuova al mare
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Il suo percorso lo ha portato da odontotecnico a dentista e da dentista a filosofo. Più dei titoli ha conservato gli strumenti: osservazione precisa, anamnesi accurata, diagnosi e la disponibilità ad abbandonare una prima ipotesi quando la realtà non le corrisponde.

I pensieri non nascono da un manuale, ma dall’esperienza: in uno studio dentistico, davanti a un impianto solare, a un router, durante la raccolta delle olive o talvolta nello sguardo di un cane.

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Come dentista ero abituato al fatto che collaboratrici d’ufficio ben preparate rivedessero i miei testi medici. Correggevano l’ortografia, levigavano le formulazioni e rendevano leggibili le frasi complicate. Nessuno avrebbe per questo attribuito loro i pensieri medici.

Con la pensione non finì soltanto lo studio, ma anche l’ufficio. A quanto pare solo il Presidente della Repubblica può portare con sé il proprio personale in pensione. Per la revisione linguistica sono quindi passato all’intelligenza artificiale.

La divisione del lavoro è rimasta sostanzialmente la stessa: io fornisco pensieri, esperienze e posizione; l’IA aiuta con la struttura delle frasi, l’ortografia e la rifinitura. Solo che la nuova collaboratrice non ha bisogno di una scrivania né di ferie e mostra un entusiasmo sorprendente per la sintassi.

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L’autore possiede una curiosità pronunciata e una certa tendenza a seguire i pensieri anche quando gli altri hanno già cambiato argomento. Non tutti desiderano parlare davanti a un caffè di società, tecnica, filosofia o delle assurdità della vita. Probabilmente è anche ragionevole.

Scrivendo, ogni pensiero trova lo spazio di cui ha bisogno e ogni lettore può decidere da sé fin dove seguirlo.

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