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Coscienza medica, diritto e potere del più forte

Una riflessione personale sulla responsabilità medica tra coscienza, diritto dello Stato, diritto internazionale e brutale realtà del potere.

Come medico ci si trova tra coscienza individuale, diritto dello Stato, diritto internazionale e brutale realtà del potere. Questa tensione si acuisce in caso di difesa nazionale, quando la legge assegna priorità all’azione medica.

1. Coscienza medica

  • L’etica professionale e la tradizione ippocratica vincolano il medico al bene del paziente e alla propria coscienza.
  • In tempo di pace dovrebbe decidere soltanto l’urgenza medica: triage secondo la gravità, non secondo lo status o l’uniforme.
  • La libertà di coscienza è protetta costituzionalmente.

2. Diritto dello Stato

  • In caso di difesa lo Stato può emanare norme che limitano diritti fondamentali.
  • Le leggi di emergenza e protezione civile possono obbligare i medici a dare priorità ai soldati.
  • La coscienza del medico può così essere sovrapposta dall’obbligo statale di mantenere la capacità operativa delle forze armate.

3. Diritto internazionale

  • Secondo le Convenzioni di Ginevra tutti i feriti devono essere curati senza discriminazioni di status.
  • Il criterio è l’urgenza medica, non il ruolo di soldato o civile.
  • Una priorità generale per i militari entra quindi in conflitto con il diritto umanitario.
  • Un medico non può poi invocare soltanto l’ordine superiore: resta la responsabilità individuale.

4. Analogia storica: le guardie del Muro

Le guardie di frontiera della Germania Est si richiamavano al diritto allora vigente e agli ordini di sparare al Muro di Berlino. Dopo la riunificazione i tribunali stabilirono che una grave ingiustizia non diventa giustizia soltanto perché è scritta in una legge. Principi superiori, come la dignità umana, stanno al di sopra degli ordini nazionali.

Il parallelo per i medici è scomodo: anche se lo Stato ordina di privilegiare i soldati, la responsabilità personale rimane. Un medico che penalizza deliberatamente i civili non può presumere che in seguito basti dire: «Ho eseguito gli ordini».

5. La posizione del più forte

Oltre alla coscienza, al diritto nazionale e a quello internazionale esiste un quarto livello: il potere. In pace il diritto internazionale può orientare; in guerra spesso è il più forte a decidere come interpretarlo.

  • I processi ai regimi sconfitti puniscono i crimini dei perdenti, mentre le azioni dei vincitori possono restare senza giudizio.
  • Le grandi potenze ignorano ripetutamente il diritto internazionale, mentre gli Stati piccoli vengono misurati proprio con quel metro.

Per i medici questo significa che il giudizio successivo può dipendere non soltanto dalla legge, ma anche dal fatto che il proprio Stato abbia vinto o perso. Il potere del più forte è quindi un fattore brutale ma reale nel conflitto tra diritto e coscienza.

6. Conclusione

  • In pace dovrebbero valere senza limitazioni coscienza e uguaglianza di trattamento.
  • In caso di difesa il diritto nazionale può imporre la priorità ai soldati.
  • Secondo il diritto umanitario tale priorità resta discutibile e la responsabilità personale continua.
  • Sopra tutto agisce il potere: vincitori e sconfitti spesso determinano colpa e giustificazione.

L’esperienza storica delle guardie del Muro mostra che uno Stato può rendere legale un comportamento senza renderlo giusto. Ma l’applicazione effettiva del diritto superiore viene spesso decisa dal potere. Al medico resta una sola autorità affidabile: la propria coscienza. È l’unica cosa che né il vincitore né lo sconfitto possono portargli via.

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