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Come un incendio ha migliorato la mia salute

Il fuoco come catastrofe e ciclo: pollini, animali, caccia, nuova vegetazione e polmoni sorprendentemente liberi.

«Quando brucia, arrivano le telecamere. Quando torna il verde, non interessa più a nessuno. Le catastrofi vendono, la guarigione no.»

Un incendio è una catastrofe per il paesaggio, ma per i miei polmoni è quasi una cura. Appena il fuoco attraversa le colline, il carico di pollini scompare come per magia. L’aria è piena di fumo, ma libera da polvere di fiori, graminacee e stimoli allergici. Per quanto sia dolorosa la perdita di alberi e ulivi, in quei giorni respiro meglio che in qualsiasi stagione allergica.

Il paradosso ha una semplice ragione biologica:

  • Subito dopo l’incendio nulla fiorisce e nulla libera polline.
  • In seguito la cenere agisce come un fertilizzante turbo e l’erba spunta come soldati alla parata del mattino.
  • Risultato: poco dopo il polline ritorna più forte di prima.

Non sono stato io a premere il pulsante d’accensione, ma si racconta che alcuni pastori appicchino il fuoco per garantire erba fresca alle capre. Per la mia salute significa alcune settimane paradisiache, seguite da un incubo allergico.

Ogni danno porta anche un vantaggio

I media ufficiali raccontano che gli incendi distruggono il paesaggio, minacciano case e paesi, devastano la fauna e rappresentano il cambiamento climatico e la negligenza umana. Le immagini di ulivi carbonizzati, colonne dei vigili del fuoco e abitanti disperati illustrano i titoli. Tutto appare come pura catastrofe, senza uscita e senza luce.

Chi vive qui vede anche una seconda realtà. Gli incendi fanno parte da secoli del ciclo mediterraneo. Distruggono, ma rinnovano.

  • Per me, allergico: nei giorni successivi le vie respiratorie sono libere come mai. Niente polline, niente tosse, niente naso chiuso.
  • Per i pastori: la cenere concima, cresce erba giovane e tenera e le capre trovano cibo in abbondanza.
  • Per i rapaci: le poiane salgono nel fumo e catturano gli animali che fuggono in preda al panico.
  • Per i cacciatori: quando finisce la stagione degli incendi, comincia quella della caccia. I cinghiali si concentrano negli ultimi boschi e diventano facili prede.
  • Per la natura: le pigne si aprono dopo il calore, le erbe crescono con nuova forza e i cinghiali si riproducono ancora più rapidamente nonostante la caccia.

Quando il vento cambia e il sole schiaccia il fumo sulle colline come una campana, vedo i primi segnali. Per me significa: oggi respiro liberamente. Per gli animali, invece, comincia la fuga. Proprio allora si alzano le poiane, cacciatori maestosi che catturano i piccoli animali in fuga dalle fiamme.

Come se non bastasse, la stagione degli incendi sfuma quasi senza interruzione in quella della caccia. I pochi boschi risparmiati dal fuoco si riempiono di cinghiali. Lì i cacciatori hanno gioco facile: animali concentrati e senza vie di fuga.

Anche i cinghiali si inseriscono perfettamente nel ciclo. Dopo il fuoco e la caccia la popolazione sembra crollare, ma l’anno successivo nel sottobosco ce ne sono ancora di più. Meno concorrenza significa più cibo, aumenta la fertilità e le femmine partoriscono più spesso e in numero maggiore. Mentre io respiro liberamente per qualche settimana, il bosco prepara già la prossima offensiva.

Cronologia: incendio e conseguenze

  1. Incendio → polline zero → aria libera.
  2. Due o tre settimane → nuova vegetazione → prime fioriture.
  3. Da uno a tre anni → esplosione di pollini → massimo dell’allergia.

Casa Nova, nascosta

A due chilometri dal fuoco c’è il mare. Casa Nova non si vede dalla strada. Questa casa non ha bisogno di un indirizzo e quindi non ne ha ricevuto uno. Invisibile ai postini e ai titoli dei giornali, visibile soltanto a chi ci vive. Chi vuole trovarla non ha bisogno del nome di una via, ma di un geopunto e della fiducia.

I titoli trovano il fuoco.
I cacciatori trovano i cinghiali.
I pastori trovano i prati.
Ma la posta non trova Casa Nova.

La visione ufficiale può non essere sbagliata, ma è incompleta. Chi conosce il ciclo riconosce che ogni danno porta anche un vantaggio. Resta la domanda: per chi?

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Il suo percorso lo ha portato da odontotecnico a dentista e da dentista a filosofo. Più dei titoli ha conservato gli strumenti: osservazione precisa, anamnesi accurata, diagnosi e la disponibilità ad abbandonare una prima ipotesi quando la realtà non le corrisponde.

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Con la pensione non finì soltanto lo studio, ma anche l’ufficio. A quanto pare solo il Presidente della Repubblica può portare con sé il proprio personale in pensione. Per la revisione linguistica sono quindi passato all’intelligenza artificiale.

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