Arca Calabria
La Germania? Una calamita per ogni bomba: tutti vogliono possederla, tutti vogliono usarla. Mezzo mondo guarda ciò che si trova nel cuore dell’Europa: autostrade, fabbriche, impianti chimici, gasdotti — un bersaglio gigantesco. Ogni volta che tuonano i cannoni, la Germania diventa la scacchiera e i tedeschi le pedine che si possono sacrificare senza pietà.
La Calabria invece? Un paragrafo dimenticato sulla punta dello stivale italiano, dove soltanto le capre si considerano importanti. Niente petrolio, niente gas, niente terre rare. Ci sono soltanto pietre, sole, ulivi e un mare che neppure la NATO prende molto sul serio. I generali guardano le mappe e saltano la Calabria: «Laggiù, dove i contadini mettono ancora i propri pomodori nei barattoli».
Ed è proprio per questo che ho costruito qui la mia Arca. Non di acciaio e cemento, ma di irrilevanza. Il mio tetto sono i pannelli solari, il mio muro è la distanza, il mio tesoro sono le cisterne piene d’acqua. Quando la Germania tornerà a essere il nodo centrale della rovina, io starò quassù nella mia Arca e guarderò la valle, dove crescono gli ulivi e i Dobermann sonnecchiano all’ombra.
Forse la gente dirà: «Il vecchio folle sulla montagna». Può darsi. Ma meglio un folle nell’abbondanza del sole che una mente brillante nel bunker della storia.
Possibili titoli
La Germania come bersaglio
L’irrilevanza come scudo
Perché il margine può essere più sicuro del centro
In breve
In guerra la Germania è sempre un bersaglio e un punto strategico. La Calabria, invece, non possiede materie prime né grande importanza strategica — ed è proprio questa la sua forza. La mia Arca è semplicità: sole, acqua, ulivi e isolamento. Mentre la Germania torna al centro, la posizione ai margini mi protegge.
