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Viaggiare istruisce – ovvero: leggere tra le righe

Il mondo appare diverso quando non lo si guarda attraverso i filtri delle notizie, ma attraverso conversazioni con persone reali.

Una volta, in Malesia, persi semplicemente l’autobus. Presi un taxi e ricevetti una lezione gratuita di due ore sul Paese. L’autista mi spiegò come i sultani si alternano al governo, quasi fosse una staffetta tra monarchi. Nessun arbitrio, nessuna carrozza dorata, ma un sistema sorprendentemente stabile.

All’aeroporto vidi abitanti del posto attraversare il Paese con aerei nuovissimi pagando pochi euro. Non lusso da business class, ma vera partecipazione. Lì la tradizione non era un peso, bensì un motore.

Allo stesso tempo c’era durezza: manifesti contro la droga ovunque, in più lingue e senza ambiguità. Chi spacciava sapeva che cosa lo aspettava. E poi il contrasto: i giovani delinquenti non venivano soltanto rinchiusi, ma mandati nella foresta a piantare arance. Se resistevano per dieci anni, ricevevano la terra. Chi falliva usciva dal programma. Chi teneva duro aveva un futuro. Duro, chiaro, ma onesto.

In Egitto, poco prima della cosiddetta Primavera araba, un istruttore subacqueo mi disse: “Se cade il governo, gli studenti finalmente mi obbediranno.” Pensai: poveretto, chi ti ha messo in testa questa sciocchezza? Ma rimasi in silenzio. Avrebbe prodotto soltanto una lite. La storia gli diede la risposta: caos, meno turisti, meno reddito. La sua piccola rivoluzione non arrivò mai.

Così mi immersi con la mia opinione, nel senso letterale, tra coralli e pesci. A volte tacere è più rispettoso di qualsiasi argomento.

Poi c’era George W. Bush, che si vantava di essere uscito raramente dal Texas prima di diventare presidente. Proprio uno così avrebbe dovuto capire e guidare il mondo. Non sorprende che alcune decisioni sembrassero prese durante un barbecue in un ranch. Chi non conosce il mondo non può comprenderlo.

Questo l’ho sentito in tutti i miei viaggi: i fatti nelle notizie possono essere corretti, ma la prospettiva è completamente diversa. “Leggi severe contro la droga”, scrive il giornale. “Protezione per i nostri figli”, dice il tassista. “I voli economici distruggono il clima”, dice il titolo. “Così posso vedere mia madre malata”, dice la passeggera.

Per questo oggi mi basta un’ora di notizie al giorno. Non per trovare la verità, perché non è mai così semplice, ma per capire dove i titoli brillano e dove deformano.

Il resto è memoria: come odorava, suonava e sapeva un luogo quando c’ero davvero. Viaggiare non rende automaticamente saggi. Ma rende più difficile credere che il proprio sguardo sia l’unico possibile.

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