ArcaNuova · Cambiamento · Maturità
Non si può costringere nessuno a diventare giallo
Tutti vogliono cambiare il mondo. Ma nessuno vuole spostare la poltrona più comoda che ha nella propria testa.
Gandhi diceva che bisogna essere il cambiamento che si vuole vedere nel mondo. Suona bene.
Nella pratica, però, significa trascinare a yoga il proprio pigro interiore, sorridere con gentilezza alla propria stupidità e smettere di dichiarare colpevole tutto ciò che si trova fuori dalla propria pelle.
Il mondo è soltanto uno specchio. Se là fuori appare brutto, spesso le impronte sono sui nostri occhiali.
Voler migliorare il mondo senza cambiare se stessi è come ballare sotto la pioggia e lamentarsi di essere bagnati. Gandhi aveva ragione, ma non conosceva ancora i social network. Altrimenti forse avrebbe aggiunto:
«Ogni tanto svuota la cache del tuo ego, altrimenti attraversi la vita con un software vecchio.»
L’ho capito non leggendo, ma attraverso il silenzio.
La solitudine ha qualcosa di brutale: ti toglie l’applauso, la distrazione e l’eco.
In cambio ti restituisce un’onestà incorruttibile.
In quel silenzio ho imparato che il cambiamento non nasce dagli argomenti, ma dalla maturità.
Come i limoni davanti alla mia porta.
Il sole splende allo stesso modo per tutti, eppure soltanto uno sembra illuminato dall’interno.
È una Quadrifora, che porta fiori e frutti tutto l’anno, un piccolo anarchico tra gli alberi.
Non si cura delle stagioni e nemmeno delle regole.
E un giorno uno dei suoi frutti diventa improvvisamente giallo oro, mentre tutti gli altri sono ancora verdi.
Rimasi lì a guardarlo e capii:
Non si può costringere nessuno a diventare giallo.
Si può parlare, spiegare e indicare il cielo con indignazione, ma la maturità arriva soltanto quando è il suo momento.
Il sole è lo stesso per tutti.
Ma soltanto chi lo lascia entrare comincia a brillare dall’interno.
Gli altri restano verdi, discutono di concimi, confrontano la grandezza delle foglie e si chiedono perché siano all’ombra.
Il cambiamento non comincia dal mondo.
Comincia nel minuto silenzioso in cui si smette di voler avere ragione
e si comincia a brillare.
