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Perché l’umanità è insieme geniale e completamente fuori strada

Intelligenza, comportamento di sciame, evoluzione e la sorprendente capacità umana di usare sistemi intelligenti in modo spettacolarmente sbagliato.

Tutto cominciò in modo innocuo, con la domanda su che cosa sia davvero l’intelligenza.

La risposta breve sarebbe stata: la capacità di ricavare la cosa giusta da poche informazioni.

La risposta onesta è più complicata: l’intelligenza riconosce schemi, costruisce modelli, prende decisioni e fallisce comunque con spettacolare regolarità.

Il grande errore consiste nel credere che l’intelligenza si possa sommare. Due persone con un QI di 80 non ne producono una da 160. Altrimenti le riunioni sarebbero i templi più alti dell’umanità.

Einstein non diventò geniale mettendo insieme abbastanza persone medie, ma perché pensava in modo diverso, non perché ce n’era di più.

Una singola formica è laboriosa ma limitata. Un formicaio organizza cibo, difesa e costruzioni senza direzione centrale. L’uomo ha creduto a lungo di essere altrettanto intelligente. Poi è arrivato Internet e abbiamo scoperto che anche noi siamo uno sciame, soltanto più rumoroso.

In un esperimento un piccolo pesce disturbato nuotava in modo strano. Il banco lo imitò. L’uomo legge e pensa: che stupidità. Poi apre i social media.

L’evoluzione non è un processo elegante. Assomiglia piuttosto a questo: proviamo qualcosa e, se non va completamente storto, lo conserviamo. A volte va completamente storto.

Un esempio estremo è Pol Pot: abolire l’intelligenza e creare uno Stato contadino. Il risultato fu il crollo e una sofferenza inimmaginabile. Anche questo è evoluzione, non nel senso di bene, ma nel senso di accadere e fallire.

Gli esseri umani amano i bei nomi: democrazia, comunismo, libertà, giustizia. Il problema è che i nomi restano uguali mentre i contenuti cambiano.

La democrazia ateniese escludeva donne e schiavi e si basava sul voto diretto. Oggi sembrerebbe un club esclusivo per uomini.

La democrazia moderna promette di scegliere, decidere e partecipare. Nella pratica spesso significa promesse elettorali, compromessi di governo e sorpresa davanti al risultato. La politica raramente elimina qualcosa: la ricostruisce e la vende di nuovo.

La Cina mostra l’incontro tra efficienza e controllo: decisioni rapide, grandi progetti e molta direzione. Meno caos, più controllo; meno discussione, più esecuzione.

Forse un giorno un’intelligenza artificiale risolverà i conflitti e renderà le persone più sagge. In realtà l’IA può ottimizzare, ma non decidere che cosa significhi bene.

Anche la morale sembra fissa, ma cambia continuamente. Ieri gerarchia, oggi diversità. La morale non è una misura immutabile, ma il risultato di esperienza, potere, cultura e tempo. Non è la soluzione; è parte dell’esperimento.

Il conflitto vero è semplice: l’intelligenza vuole andare avanti, i sistemi vogliono restare stabili e la morale cambia le regole. Il risultato è un esperimento permanente con esiti misti.

La frase più onesta forse è questa: l’umanità è uno sciame intelligente che cerca continuamente di capire se stesso e ogni tanto fa cose che renderebbero sospettoso perfino un piccolo pesce.

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