ArcaNuova · Cani · Relazione

Il dialogo silenzioso

Come due dobermann mi hanno insegnato più sulla relazione, la fiducia e la chiarezza di qualsiasi scuola per cani.

Ho avuto cani per trent’anni, ma solo negli ultimi anni ho capito che cosa significhi vivere davvero con loro. Prima pensavo che l’obbedienza nascesse da comandi chiari e da una voce capace, se necessario, di diventare forte. Un cane doveva funzionare, come uno strumento o un motore. Oggi so quanto mi sbagliavo.

Ora vivo giorno e notte con i miei due dobermann. Dormono nel letto, stanno in casa, sulla terrazza e accanto alla piscina. E improvvisamente nasce una convivenza che non ha più nulla a che fare con i comandi, ma con la relazione.

Quando la sera sono a letto e dico: «Potresti spostarti un po’?», succede qualcosa che un tempo non avrei creduto possibile. Il cane si sposta di venti centimetri. Poi chiedo: «Ancora un pochino?», e si sposta ancora. Senza pressione, senza tono duro, senza dominio.

Il cane non ascolta il comando. Ascolta me.

Questa è la differenza tra addestramento e relazione. È calma. È fiducia. È chiarezza.

Anche al momento del cibo. Prima c’era una specie di procedura militare. Oggi quasi dialoghiamo. Io parlo, loro ascoltano, aspettano. Sanno quando è il momento e quando non lo è. Non per paura, ma per vicinanza.

È una forma di rispetto che non sempre ricevo dalle persone, ma quasi sempre dai cani. Non recitano, non fingono, non hanno bisogno di ruoli. Sono semplicemente presenti. E sono sinceri.

Da questi due dobermann ho imparato più sulle relazioni che da tutti i seminari, gli psicologi e le ex compagne messi insieme. Chi vive davvero con i cani impara una lingua che non si trova in nessun libro. Una lingua quieta che funziona solo quando dentro sei in ordine.

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